Ma il crowdfunding funziona davvero? Io dico di sì e vi spiego anche come.

principeAbbiamo appena presentato il film la Strada per Olympia alla Casa del Cinema a Villa Borghese a Roma e, se questa è la misura del successo del crowdfunding in tempi di crisi e di sovraesposizione di storie di varia umanità, allora la risposta è: “sì, il crowdfunding funziona”. Al di là del soggetto (che a me stava particolarmente a cuore) di cui potete leggere in dettaglio la storia ho voluto mettere alla prova di persona il concetto stesso di crowdfunding. Ovvero se il potere della relazione e del networking e della sua stessa amplificazione attraverso i social media fosse davvero efficace non solo per tutto quello che sappiamo (compresi dei retweet decisamente inaspettati come quello di Emanuele Filiberto)  ma  – estremo della rete – raccogliere fondi alla cieca, per un progetto e una idea esistente solo sulla carta, anzi sull’html. Un progetto tra l’altro estremamente personale, non legato a un prodotto, a un bene o a un servizio da commercializzare, quanto piuttosto a una più semplice, scontata, estremamente eterea sebbene oggettiva forma d’arte: un film. Di questa esperienza – che oggi è diventata un mediometraggio di 40 minuti e che inizierà una sua piccola tournee in giro per l’Europa (e che sarà iscritta a tutti i festival del cinema che prevedono la forma del documentario sociale) – non vi voglio raccontare il guardaroba di emozioni che si è portata via con me. Mi interessa invece condividere la lezione che ho imparato per aiutarvi a costruire un efficace progetto di crowdfunding.

Qualsiasi idea (come dice Disney, se lo puoi sognare lo puoi fare)
Tirate fuori la vostra idea, il vostro prodotto, il vostro sogno. E credeteci. Non fate l’errore di pensare che “siccome è vostro” o magari perché è un progetto troppo estremo o personale non possa essere finanziato da qualcuno. Mettetelo in mostra e raccontatelo: da qui in avanti si tratta solo di marketing e comunicazione, niente di che (non vi annoio con le solite regole tipo conoscere il vostro target, usare il linguaggio giusto, pianificare tempi e modi etc). Io tendo sempre a pensare che se ce l’ho fatta io, ce la può fare chiunque. Non ho né doti speciali né un network sconfinato. L’ho voluto, l’ho fortemente voluto è vero, ma credo che se non volete davvero una cosa non vi spingereste mai fino ai confini del crowdfunding per finanziare il vostro progetto, qualsiasi esso sia. Ecco, questo è il vero trucco per cui alcuni progetti funzionano e altri no. Perché si vede subito se chi lo propone ci crede o meno. Si capisce subito. Per cui inziate da un punto fermo facendovi una domanda cruciale: ci credo davvero?

InvitoSiete il sogno di chi non ha sogni (o non li può realizzare)
Il crowdfunding ha un potere eccezionale: quello di far sognare gli altri. Che sia un film su una ragazza che ama i Pooh, un viaggio in R4 per attraversare l’africa o il progetto di un nuovo filtro per i rubinetti qualcuno davanti a quella idea dirà: “che bello, perché non ci ho pensato io”. Oppure: “accidenti, lo vorrei fare io stesso”. E’ qui che si innesca la chimica di un costruttuvo spirito di invidia o di pura collaborazione o di semplice e umana condivisione. Ed è in questo momento, in cui voi rappresentate il sogno di qualcun altro, che riceverete il suo contributo.

Definite bene per cosa chiedete un finanziamento
Dovete essere molto precisi, senza essere noiosi sul cosa, il come e il perché spenderete i fondi che riceverete. A volte non è facile esserlo perché succede che i progetti, soprattutto quelli “dream-based” siano essi stessi complessi. Il mio era assolutamente disarticolato, ma nonostate questo ha funzionato lo stesso. Perché? Perché, come detto, prima di tutto ci abbiamo creduto davvero e poi siamo stati sinceri: nessuna presunzione, nessun pietismo, nessuna forzatura. Se vuoi puoi dare, se no grazie dell’interessamento…ma anche: “già che ci sei, puoi dirlo a qualcun altro che magari è interessato?”.  Sfruttate ogni minimo ingaggio con chi è arrivato fin da voi, anche se non ha “comprato” la vostra storia.

New Bitmap ImageScegliete una piattaforma con un criterio più ampio (non solo che faccia quello che funzionalmente vi è utile)
Io ho scelto Ulule perché due anni fa non è chi ci fossero tutti questi attori e Kickstarter all’epoca non accettava progetti extra-USA. Allora ho scelto una piattaforma francese poco conosciuta anche per dare un respiro più internazionale al progetto. All’epoca eravamo l’unico progetto non francese. E questo ci ha fatto avere un sacco di attenzione da parte degli amministratori (che stavano crescendo in Europa). Per dire, la traduzione in italiano dei testi funzionali delle loro pagine l’ho fatta (gratis) io. Ma questo ci ha regalato coccole extra e un bel dialogo che è sfociato in un extra funding time di 15 giorni.Detto questo verificate come si muovono sui social, come interagiscono con il loro network, con che linguaggi e modalità (alcuni sono davvero antipatici), fate un confronto sulle percentuali (attorno al 5%) che vi chiederanno per il servizio, e soprattutto munitevi di un account paypal prima di cominciare (che è mandatorio per tutti): ve lo chiedono durante la registrazione per cui dovete averlo lì pronto. Ecco una lista abbastanza esaustiva delle piattaforme di crowdsourcing e un post della mia amica Holly Nielsen sul tema.

Concedete qualche reward, ma dichiarate la vostra indipendenza
Quasi tutti vi permettono di dare qualche reward ai vostri finanziatori. Questi reward possono essere concettuali o reali. Ma state decisamente attenti a non compromettere il vostro progetto con un reward (tipo: poter influire sulla sceneggiatura se stace cercando di produrre un film).

Un target raggiungible non è solo un fattore psicologico
Una cosa importante che dovete sapere e che il vostro progetto sarà finanziato solo se raggiungerete il target che vi siete dati, altrimenti il funding raccolto verrà cancellato e restituito ai finanziatori. Per cui raggiungere il target non è solo funzionale a raccogliere fondi, ma formalmente a far partire il progetto che avete in mente. Ragionateci a fondo e definite la cifra più consona tra quello che vi serve davvero e una soglia sulla quale poi fare uno sprint e andare in cosidetto “over”. Quando avete raggiunto il target potete proseguire entro i termini di tempo che la piattaforma vi assegnerà (di solito 60-75 giorni).

Mettete un target facilmente raggiungibile
Lo ripeto: meglio mettere 1500 euro anziché 15000. Perché un progetto con il timbro alla fine “non finanziato” vuol dire fallito. E’ molto meglio avere un progetto con un target basso, che poi cresca (se si eccede non c’è problema sono soldi che vengono comunque in tasca in più, vuol dire che siete stati bravi a vendervi) e che abbia la lucina verde “Obiettivo raggiunto” magari già a metà percorso. Come detto qui sopra, sarà un faro nella pagina per attirare gli sguardi degli altri.

finalmente-e-arrivato-il-kit-imperdibile-tue-feste-13Per questo le prime 2 settimane sono fondamentali
Dovete partire a razzo e far lievitare immediatamente i finanziamenti. Perché? Perché la gente va a vedere subito i progetti che hanno più fondi e paradossalmente più fondi ci sono, più la gente investe. Succede per tante ragioni, ma soprattutto per psicologia di massa. Siamo abituati a seguire. Quindi dobbiamo far crescere il più in fretta possibile la nostra base, dimostreremo di essere seri, di meritare credito, di avere un progetto che avrà una buona possibilità di successo. Se vi sembra facile raccogliere 500 euro in una settimana vi renderete conto di quanto sia difficile farlo a colpi di 10 euro.

Strategia di comunicazione
Come ogni progetto, raccontate bene, ma davvero bene la vostra storia. Parlavamo di sogni, ricordate? Mettete in piedi una piccola strategia di comunicazione e non dimenticatevi di creare una brand image del vostro progetto. Sfruttate date, occasioni, eventi. Fate un video: è assolutamente necessario a mio avviso. Siate coerenti sui diversi network che userete. Metteteci un tocco di creatività ogni giorno. Non dimenticatevi che esiste anche l’off-line (io sotto Natale ho proposto un kit scaricabile online per la riffa di capodanno…e ho raccolto 200 euro)

Comunicare, comunicare, comunicare (anche in inglese)
Ogni santo giorno, o quasi, dovrete inventarvi qualcosa. Su 60 giorni di campagna attiva ho scritto 42 news in due lingue (ovvero 84…). Più la vostra invenzione è forte e ripresa da altri meglio è, niente di nuovo, ma funziona anche qui. Fate tutto anche in inglese: non si sa mai. Io ho usato la piattafoma del Crowdfunder per gestire tutte le news e poi, tante mail, Twitter e Linkedin. Osate, qualcuno (oltre Emanuele Filiberto) vi ascolterà.

3 circles of crowdfunding imageStrategia di contatto
Se avete tempo e forze fatevi uno schema logico dei contatti e delle comunità di riferimento. Lavorate a cerchie: per rompere il ghiaccio delle prime due settimane partite da vicino. Vanno bene tutti, parenti, mamme, nonne, amici, colleghi, fratelli, cugini: tutti. Ma poi datevi un ordine logico ed evitate di reiterare. Qui la sovrabbondanza non sempre paga. Fatelo con discrezione. Meglio farvi ri-pingare di sponda che essere voi ad entrare sempre come elefanti nella cristalleria.

Non è finita finché non è finita
Nella mia esperienza ho raccolto 2000 euro in una volta a pochissimo dalla fine perché una associazione ha fatto raccolta fondi a sua volta tra i suoi associati che non sapevano usare Paypal. Quindi la statistica delle vostre entrate e tutti i KPI che vi siete dati può andare tranquillamente (e felicemente) a pallino da un momento all’altro. Non date per scontato l’uso dei sistemi di pagamento elettronici. E’ vero, alla fine per far sì che il vostro target venga riconosciuto dalla piattaforma è necessario che qualcuno versi elettronicamente la cifra sul vostro account (e non potete essere voi), allora suggerite delle collette a dei collettori più esperti che facciano poi il fund transfer verso di voi.

La questione fiscale
Sul tema ho chiesto a Michela Haymar dello studio UHC (che ringrazio) un parere e all’epoca (e credo ancora oggi) la materia non aveva una propria regolamentazione lasciando quindi spazio all’interpretazione. Trovate comunque un ottimo approfondimento nel post di Flavio Menzani che tuttavia risale anch’esso a circa 2 anni fa.

Olympia_iconLa strada verso l’Olympia: sociolinkografia

Twitter, Ulule, Facebook, YouTube, Flickr

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