Boomerang background

Book_boomerang_altaTerminando la stesura di “Lavorare o Collaborare?” stavo immaginando cosa avrei voluto scrivere successivamente se – ancora – Egea mi avesse chiesto un nuovo titolo. In realtà Boomerang era già lì. La ricerca di “Lavorare o Collaborare?” mi aveva portato a rileggere un piccolo/grande libro rimasto impilato nello scaffale, scritto a due mani da James Hillman e Michael Ventura intitolato “Cent’anni di psicoterapia e il mondo va sempre peggio”. In quel libro si sosteneva che la terapia avesse infine fallito occupandosi dell’individuo e trascurando la collettività. E la tecnologia allora? A me non pareva, infatti, che nonostante gigabyte e cloud e device 3D e Gglass e bigdata il mondo e i suoi abitanti si sentissero davvero “felici”, così come molte delle persone in psicoterapia in giro per il mondo. Che le paure non fossero diverse da qualche decennio fa: fame, malattie, guerre, povertà, migranti, ecodisastri, attentati. Tutte parole all’ordine del giorno, in prima pagina, sui quotidiani del pianeta. Alla tecnologia è stato assegnato un ruolo che non le compete, facendone quasi una divinità con poteri infallibili venerata dalla collettività (dai media, dagli spender) senza una verifica sull’individuo e al tempo stesso sui reali benefici verso la collettività. Alla faccia del nostro proclamare l’evoluzione digitale, la parola tech-startup ogni due per tre, i record di miliardi di app scaricate, i dibatitti sul successo delle campagne di social media marketing. Come se in nome e in un credo di un futuro battezzato come ineluttabile non ci fosse nemmeno lo spazio per verificare lo stato di questa traiettoria che tutti proclamano come irrinunciabile, definitiva, irreversibile. In primis gli “influencer” lì a contendersi qualche follower su Twitter e qualche like su Facebook.

Boomerang non è un libro contro la tecnologia. Anzi. E’ un appello in sua difesa e contro il suo abuso.

Abbiamo passato l’intero dopoguerra ad accettare qualsiasi stream innovativo come benedetto da un necessario bisogno di crescita e di benessere economico (e di conseguenza) sociale. Senza preoccuparci poi tanto degli effetti generati dall’adozione di quella innovazione. Uscivamo dalla paura dello sterminio e dalla sua conseguente depressione, abbiamo tremato per anni sotto la cappa dell’olocausto nucleare. Cosa ci avrebbe potuto fare un tetto di amianto sulla testa? Come avremmo potuto rinunciare a qualche litro di benzina dentro le nostre utilitarie? Che male ci avrebbe mai potuto fare un catino in Moplen? Ma l’evoluzione ha preso una spirale velocissima e l’avvento di Internet, forse l’ultima vera invenzione di portata epocale, ha trasformato – questa volta per davvero – il metaforico battito delle ali della farfalla a Nuova Delhi in una catastrofe a Francoforte. La tecnologia è neutrale dicono e hanno ragione, lei cosa ne può: di certo però non sono neutrali gli uomini e l’uso che ne fanno. Poi ho iniziato a rileggere Ceronetti e, in particolare, “Ti saluto mio secolo Crudele, mistero e sopravvivenza del XX Secolo”…

Boomerang è nato così: tra incontri, discussioni, osservazioni, letture e una percezione sullo stato delle cose. Ci sono voluti più o meno un paio d’anni per raccogliere le idee e il materiale e 6 mesi per scriverlo (nella maggior parte dei casi durante un viaggio) nella forma in cui lo leggerete. La contemporaneità di molti argomenti e il succedersi quotidiano degli eventi (si chiama vita), mi ha obbligato a un continuo lavoro di aggiunta, aggiornamento e revisione e qualche volta anche ad anticipare i fatti. Avevo scritto del riflusso nazionalista in Europa, in Francia soprattutto, e l’elezione di Marine Le Pen non ha fatto che confermare le cose scritte qualche mese prima. Marine Le Pen, poi, abbiamo fatto in tempo a citarla nel libro. Dico “abbiamo” perché questa contemporaneità del libro è stata anche una delle dannazioni di Alessia Uslenghi nel suo lavoro di verifica delle fonti. Come al solito la stesura finale ha avuto il suo beneficio – quello della “mia” editor – che ha fatto un lavoro straordinario al di là della semplice definizione professionale la cui verifica delle fonti è solo uno dei compiti e di certo non il più importante. Questo lavoro avrebbe dovuto intitolarsi “Cent’anni di tecnologia e il mondo va sempre peggio”, parafrasando in toto il libro di Hillman e Ventura, ma l’editore voleva un titolo secco. Boomerang mi è sembrata la miglior sintesi per provare a raccontare la non neutralità dei nostri gesti, gli effetti delle nostre traiettorie.

L’innovazione di queste traiettorie non è tanto nella prossima eclatante scoperta tecnologica o scientifica. A mio avviso è nel più noioso (da raccontare, da sostenere, da vendere) saper immaginare le ricadute positive a lungo termine per il pianeta e la collettività. La sostenibilità dell’ecosistema e quella dei principi fondanti delle persone (il lavoro, il rispetto dei diritti umani ad esempio) sono gli ambiti dove – provate adesso, in questo momento, a leggere un qualsiasi quotidiano e verificare – c’è ancora tutto da inventare. La sfida è farlo in maniera contemporanea, coinvolgendo ricerca, business, finanza, mercati, governi in una visione d’insieme. L’innovazione vera è qui.

Oltre ad Alessia e ai tanti che mi hanno aiutato a inquadrare lo scenario e che ho citato nelle pagine finali, voglio ringraziare ancora una volta e pubblicamente Michael Ventura che non solo ha risposto a una mia mail senza sapere nulla di me, ma si è anche preso la briga di scrivere un piccolo update apposta per Boomerang. James Hillmann purtroppo è morto qualche anno fa e non c’è stato modo di chiedere anche la sua opinione. Sarebbe stata interessante come al solito.

Ultimo, ma non meno importante, i diritti d’autore di “Boomerang” verranno devoluti interamente ed equamente divisi tra Bambini nel deserto e Podisti da Marte.

Buona lettura.

One Comment on “Boomerang background

  1. In lista, pronto a finire sul comodino nelle prossime settimane. La tecnologia è un mezzo, sta all’uomo darle uso e significato (ed è il motivo per cui non sempre nutro cieca fiducia in essa…).

    Like

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: